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Carretera Austral “La Ruta 7”

Pubblicato il 10/01/2022
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Per descrivere questo viaggio parto dalla fine il luogo dove spero di arrivare, un punto che so essere magico, il Ghiacciaio O’Higgins.

Spero proprio di riuscire a raggiungerlo con l’unico mezzo che vi si avvicina, la piccola barca che tre volte a settimana parte dal molo di Villa O’Higgins, fa sosta per rifornire una dispersa fattoria a Candelario Mansilla e da lì in nove ore risale il lago raggiungendo i piedi della cordigliera, tra il Fitz Roy e il Cerro Mellizzo del Sur.

Dire che siamo in un punto alla fine del mondo forse non è esplicativo, qui il Cile in tutta la sua storia non è mai riuscito a costruire una strada che unisse il nord del paese con il sud o Sur come lo chiamano qui, per proseguire oltre occorre tornare indietro per cinquecento chilometri su dirute strade, raggiungere in un paio di giorni il confine dell’Argentina scendere per la Ruta 40 di almeno settecento chilometri e ritraversare il confine del Cile all’altezza delle Torres del Paine.

Qualsiasi cosa arrivi in questi luoghi impiega due giorni e se viene dal Cile ha preso almeno tre traghetti e scavalcato due volte la cordillera che fa da spina dorsale alla Patagonia Andina.

In alternativa l’unico mezzo per arrivare è l’aereo atterrando su una piccolissima pista servita da un aerotaxi.

Precedentemente vi ho raccontato il momento in cui ho deciso di partire ma ricordo anche quando durante il precedente viaggio ho detto “qui devo tornare, questo luogo non può essere uno scalpo alla cintura, uno di quei luoghi che ho amato ma dove difficilmente tornerò nella mia vita”.

Ero alla Junta sul Rio Palena, avevo percorso poco più di trecento chilometri di Carretera e mi era andata bene, pur essendo nel bel mezzo della foresta pluviale avevo preso solo poche gocce di pioggia, la natura sembrava avere clemenza del mio cammino, al mattino con la stufa ancora calda fermo sulla veranda della mia cabaña guardavo come ipnotizzato le circonvoluzioni del fiume, nessun rumore solo una nebbia bassa che sembrava fare evaporare la foresta in un paesaggio disegnato ad acquarello, con ai piedi delle grosse calze di lana, stiravo le dita, le allargavo lasciando che aderissero al pavimento, come in un goffo tentativo di mettere radici, qualcosa che mi tenesse aggrappato a quel luogo, alla quieta dimensione del bosco, stavo in silenzio e mi godevo un momento che sembrava perfetto.

Ecco, proprio in quel momento, nel silenzio del bosco mi sono detto “non capisco come si possa vivere in un luogo così remoto, ma qui tutto è perfetto, di una bellezza sconvolgente”, come è possibile essere così emozionati, rapiti da un non luogo, un punto qualunque, mai segnato in nessuna mappa tra migliaia di ettari di boschi, montagne, ghiacciai e fiordi.

Allora mi sono chiesto: “Ma se mi posso innamorare così di un non luogo cosa mi aspetterà laggiù dietro l’ansa del fiume?”.

Quella fantastica sensazione poi mi avrebbe accompagnato, aiutato a superare ogni difficoltà, amici che rinunciavano, la logistica che sembrava impossibile e il Covid, quello stupido virus che pareva alzare una impenetrabile barriera.

Per tempo, nel mese di settembre, ho iniziato a disegnare una inconsistente traccia che si snodava accarezzando la lunga lista dei miei desideri, una incredibile wish list piena di spettacolari posti da vedere, ero ben conscio che mai sarei riuscito a visitarli tutti, ma tant’è sulla mappa, stavano bene, spiccavano come gli addobbi di un albero di Natale.

Il secondo passo è stato telefonare a Ulrich, il mio contatto cileno, colui che mi avrebbe organizzato la logistica delle moto, non avevo date certe da dirgli, sicuramente sarei partito a gennaio forse rimanendo fino all’inizio di febbraio, una forchetta di circa un mese, nel pieno dell’estate Australe, questo è l’unico periodo in cui si può viaggiare attraverso le Ande, a cavallo di una moto e non morire congelati.

Sono rimasto in ansia fino al venticinque di ottobre, qualcuno potrebbe domandarsi perché?

Andare in Cile per turismo era proibito dalle norme italiane, l’unica certezza era che il Cile, forte della sua buona campagna vaccinale, aveva a inizio ottobre riaperto le frontiere, ma non c’è bilateralità, ogni stato fa come vuole con proprie regole e l’Italia teneva chiuse le sue.

Finalmente arriva il desiderato decreto, con novembre l’Italia riapre al turismo con i cileni… evvai! Forse si parte.

Inizio una consultazione frenetica di internet, per capire cosa si deve fare per accedere e ripartire da quel paese, sembra nulla di insormontabile, solo tante scartoffie e l’ostacolo di “mevacuno” il sito dove devo convertire il green pass italiano.

Prima di prenotare gli aerei devo però avere una idea più concreta di quanti giorni impiegherò per arrivare al Ghiacciaio O’Higgins, punto più a sud del mio percorso.

La strada che devo percorrere è detta bimodale, complessivamente mi imbarcherò su sette traghetti, alcuni da prendere al volo in continuità col percorso, con il mezzo si arriva ad una scassata rampa di cemento nel bosco e si spera che la chiatta riesca a portarti di là, vento permettendo e con la precedenza ai carichi pericolosi che ti passano avanti.

Altre barcazas vanno prenotate dato che impiegano alcune ore per la traversata e non sono a cadenza giornaliera.

Lo scorso viaggio rimanemmo bloccati sul canale di Magellano per un intero giorno e fummo costretti ad un terrificante viaggio notturno con la temperatura sottozero circondati dagli stupidi guanachi che traversavano continuamente la strada, che faccia notte o giorno questi animali per una moto sono un pericolo mortale, sono della dimensione di un piccolo ciuco e li trovi dietro ad ogni curva.

Con difficoltà e una miriade di telefonate con la Naviera Austral, il Barcazas Somarco e con i proprietari del piccolo traghetto Crusoe (il nome è un programma) quello che ci dovrà portare sul ghiacciaio, finalmente riesco a mettere insieme orari e promesse di imbarco.

Finito il puzzle delle navi, solo in quel preciso istante ho avuto una vaga idea del timing del viaggio, bene così è giunta l’ora di provare ad incastrare gli aerei cercando qualche volo low cost.

Prenotare alla fine, è stato semplice, ho chiesto aiuto al mio amico Jacopo che ha una specie di radar in testa, una sensibilità allo sconto, al prezzo più basso, come un cane da penna trova dei biglietti ad un prezzo accettabile.

Forse il peggio è passato, mi sono detto, senza considerare che quando vai alla fine del mondo alla ricerca di un hospedajes che ti dia riparo per la notte, puoi spippolare quanto vuoi su Booking, il risultato sovente è nada de nada.

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