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PATAGONIA 2019

Pubblicato il 05/02/2019
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Carretera Austral - Ruta 40 - Carretera de la Fin del Mundo

La fine di un viaggio ti lascia vuoto, ti ha consumato l’anima, la mente, cerchi di ribellarti alla perdita dello stupore, al rientro nella quotidianità, all’adrenalina dei giorni passati a visitare luoghi incredibili, quelli che fanno venire gli occhi grandi, che ti lasciano senza parole, i ricordi si accavallano, strade, nomi, luoghi, cerco di trattenere tutto, come un pescatore in una fragile rete.

Il viaggio ti ha dato consapevolezza di quanto sia bello il mondo, di quanto sia vario, di come l’uomo si sia adattato a vivere in situazioni impossibili.

Abbiamo conosciuto “non luoghi”, posti, che mai verranno ricordati nelle guide turistiche, dispersi nel nulla come oasi nel deserto, e lì, abbiamo trovato, persone drogate di strada, dalle storie più incredibili, il ragazzo australiano, che compra una moto in Canada per percorrere le Americhe, è un anno che vaga solitario perso nel suo sogno, l’italiano che fugge con la ragazza argentina conosciuta per strada, innamorati ridono e bevono birra con gli occhi che brillano di felicità e i due giovani danesi, con due improbabili motorette, adatte al giro fuori porta, acquistate in Perù e scesi fino alla Fin del Mundo, nella Provincia di Última Esperanza , li ho trovati lì, sul bordo di una strada, con una catena rotta in mano, eppure sprizzavano gioia, voglia di vivere di raccontarsi.

Che tenerezza le storie del nostro nativo Araucano, siamo entrati nella sua microbica bottega di latta e ne siamo rimasti intrappolati per più di due ore a raccontare e raccontarci storie come vecchi amici.

Cosa dire dell’ultima donna del popolo dei giganti, parla solo la lingua Tehuelche, non una parola di spagnolo, isolata nel suo mondo da un mondo che ha sradicato il suo popolo.

Mi rivengono in mente le parole di Bukowski:

“Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme.”

Quanto sono vere, quanto mi ritrovo in queste parole, quanto interessanti sono le persone prive delle loro armature, eravamo tutti uguali, ricoperti dalla stessa polvere, seduti tutti allo stesso lurido tavolino, a nessuno fregava chi eri, interessava la storia che avevi da raccontare.

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